Mi Manca l'Aria

"Le Foreste a precedere le civiltà, i Deserti a seguire" Francois Renè De Chauteaubriand

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Mio Padre cavalcava un cammello. Io guido un auto. Mio figlio pilota un aereo a reazione. Suo figlio cavalcherà un cammello (Detto Saudita)

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lunedì, 30 gennaio 2006
Something To Remember - La Teologia per Tutti 

Questo vi tirerà su di morale. Alla grande. Vi consiglio la lettura integrale, quì si fa soltanto un algido commento riduzionista.

Qualche gustoso scampolo commentato epperò rigorosamente:

A. Non è peccato se uno dei coniugi si ritira dal coito prima di emettere semenza. (Ciò perché si credeva che anche la donna producesse liquido seminale). (Sanchez- Teologo).

** Questo è interessante, perchè a noi materialisti figli del metodo oggettivo la cosa appare incomprensibile. Ma non è mica scontato che per conoscere una cosa la devi guardare...richiede un salto logico di non banale ovvietà. Perchè mai perdere tempo a guardare??

B. Poiché l’uomo s’indebolisce prima, la donna commette peccato se pretende due prestazioni consecutive. (Zacchia- Teologo).

** Regola di senso comune. In un mondo dominato dal maschio, abbastanza ragionevole che venisse rispecchiato in un dogma ecclesiale.

C. Tra gli atti preliminari del coito sono considerati veniali la penetrazione del membro nella bocca e l’introduzione di un dito nell’ano della donna. (Codice ecclesiastico).

** L'archetipo culturale del pompino viene dal nostro lontanissimo passato di pesci che boccheggiavano nell'immenso mare. L'ho sempre sostenuto.

D. Commette grave peccato mortale l’uomo che misura la lunghezza del proprio pene. (Monsabré - Teologo).

** Se c'è qualcuno che non l'ha mai fatto, lo si faccia santo subito. ADESSO!!

E. La masturbazione femminile, considerata veniale se eseguita sulla parte esterna della vagina, diventa peccato mortale se viene praticata con l’introduzione delle dita o di altro qualsiasi strumento. (Debreyne - Teologo).

** Chissà a quale straordinario marchingegno stava pensando il nostro raffinatissimo pensatore.....

F. Poiché il distendersi sul dorso è contro natura, per non commettere peccato la donna deve eseguire il coito mostrando all’uomo la sua parte posteriore. (Casistica).

** Se guardate i pesci, la cosa non può essere che elementare nella sua ovvietà. L'ho sempre sostenuto, in tempi non sospetti.

G. Perché il coito non costituisca peccato, lo sperma deve essere lasciato nell’interno della vagina oltre le labbra dell’utero (Ultra uteri labra). (Zacchia -Teologo).

** Per carità non usate strumenti per ottenere questo scopo!! O vi fregherebbe il punto E. Questa possibile contradizione è l'equivalente teologico del teorema di Godel sull'assiomatizzazione di ogni problema logico.

H. Per combattere la frigidità che si dimostrava attraverso la mancata erezione del pene, se si dovevano far celebrare tre messe secondo Sanchez, per gli altri teologi era invece più efficace ricorrere all’esorcismo o alla pratica della comunione.

** E per di più è gratis!! Bastarde multinazionali della pillola blu!

I. Il coito anale non costituisce peccato mortale se viene concluso nella vagina. (Sanchez -Teologo).

** De Gustibus. Non sarà peccato mortale, ma comunque si rischia di morire, per infezioni varie...ma in odore di santità!!

L. I seminaristi e i giovani preti commettono solo peccato veniale se arrivano all’eiaculazione attraverso semplici carezze. (Diagonali).

** Dalla Carta dei Diritti del Fanciullo.

M. Contrariamente alla polluzione involontaria che non genera colpa, è da ritenersi peccato gravissimo la masturbazione perché essa, secondo a chi si rivolge il pensiero, corrisponde all’adulterio, all’incesto e allo stupro. La masturbazione diventa poi un orribile sacrilegio se l’oggetto del desiderio è la Beata Vergine Maria. (Sanchez - Teologo).

** Nonostante tutto, non ci sarei mai arrivato a spipparmi pensando alla Vergine Maria. Sanchez stava avanti MILLENNI. A saperle prima, certe cose....


Per il resto, non fidatevi di quella torpida analisi marxista - freudiana dell'Autore dell'Articolo, per cui tutti i mali del mondo dipendono dal fatto che non si tromba abbastanza. E che non si tromba si diventa pazzi. E' evidentemente riduzionistico e non rispecchia le più elementari valutazioni statistiche (e gli asessuati, coloro a cui non frega una mazza del sesso, sono una felice realtà, dove li mettiamo?. Senza contare che Cazzinger, primo papa nella Storia a non aver mai trombato, arriverà di sicuro ai 110 anni in piena superforma).
E poi, chi si lamenta che non si tromba abbastanza, vuol dire neanche troppo implicitamente che LUI non tromba abbastanza...quindi non è un'analisi che brilla di oggettività.....

Teorizzato da: PabloOffline a 14:01 | link | commenti (12) |

martedì, 24 gennaio 2006
Al Paese - Trittico 3/3 

E dopo di questo, è oradibbasta, variamo un pò il registro (anche, se gira e rigira..).

Appena la Primavera arriva (2002, che sarebbe l'anno di produzione, fa che non si capisce...)

Un tizio che raggiungesse il Paese per la prima volta in una limpida mattina di primavera parcheggerebbe di sicuro al Giardino, dopo una curva incerta guardando perplesso il cartello con tre frecce per indicare il centro, quando il centro l’avrebbe già oltrepassato…il suo occhio sarebbe attratto dal blu accecante del mare oltre la ringhiera e dal colpo d’occhio assurdo su colline laghetti e boschetti verso nord. Una dolce arietta gentile lo accompagnerebbe lietamente verso l’inesorabile forza d’attrazione della Torre, visibile da ogni dove dell’abitato come un unico menhir mistico. Spostandosi lungo il viale alberato dove quieti vecchietti sostano sulle panchine giocando a carte o leggendo il giornale, non potrebbe che lasciare spaziare lo sguardo sulla vallata a sud verso il capoluogo dove la città avanza da tempo, inesorabile…dal singolo palazzo individuabile senza fatica, la sua visuale si allargherebbe fino ad inquadrare palazzi e palazzi e mare e colline e campagna e sempre più indietro le cime delle montagne così grandi e minacciose da poterle quasi toccare, montagne dappertutto a sud ed ovest a nord tutte a guardia protettiva della Torre e dei suoi misteri..la forza annichilente del Belvedere in un giorno limpido di primavera……
Ma sono le 7 di sera, di una sera siberiana di Gennaio quando percorro la curva del cartello con le tre frecce senza nemmeno guardarle senza guardare niente. La Torre domina implacabile illuminata da decine di fari, viva la nuovamministrazione tutti in paradiso, a volte mi sembra una cosa viva con occhi al posto dei rosoni neri che si aprono nelle sue interiora e mille tentacoli invisibili intorno.
I bar sono delle piccole oasi di luce nel deserto..il paese delle sette chiese, dei sette bar e dei sette ristoranti. Ognuno ha il suo bar, va lì e da nessuna altra parte. Dimmi in che bar vai e ti dirò chi sei. Sicuro. Anch’io ho il mio bar, che compra il giornale che piace a me e fa il cappuccino come dico io o come dice lui ed io mi ci sono affezionato fa lo stesso. E’ snob, ma chissenefrega io sono snob, ma tutti quelli che vanno in un bar snobbano quelli degli altri dicendo che sono snob e tutti siamo snob. E pure provinciali eh.
Le porte dei ristoranti sono ermeticamente chiuse in questo crudele martedì. Lungo i vicoletti stretti e bui, fuori una di queste porte…solo in questo martedì di ghiaccio sta Rocco il Matto a ciondolare e respirare l’aria gelida finendosi la cicca e si vede che è strafatto e non sente niente freddo solitudine vuoto è immortale in questa sua mezz’oretta magica prima che la crisi di astinenza lo riporti di schianto qui all’inferno, nello scenario da quartiere a rischio della Piazza, dove mia nonna blatera che il Galeazzo Ciano fece un comizio ma io non è che ci credo tanto..che c’erano tanti alberi ed una grandiosa fontana al centro e che invece trent’anni di Zio Don Patron Rocco scudocrociato hanno trasformato in un’accozzaglia di macchine di meschina gentealbar che parcheggia in sesta fila sul pavimento macchiato. Vilipeso, offeso. E’ solo, Rocco il Matto, ma invicibile e fiero ritto su quel gradino a ciondolare, siamo soli ma io lo guardo e lo invidio da morire…
La fine del Paese è un arco del XIV secolo, di pregevole fattura direbbe il nostro interessato turista, che da quasi direttamente sulla campagna selvaggia che sta ad ovest verso le montagne……c’è quasi la foresta a 20 minuti dalla città…lo chiamano il Bosco degli Angeli, signor turista. Ma adesso dentro questa bocca nera c’è il nulla. Il vento gelido passa attraverso il foro ad una violenza impressionante ululando in maniera spettacolare…ah già caro signore dimenticavo di dirle che il nome di questa porta è Porta Borea perché da qui entra il vento del nord, sì proprio quello dei romanzi.

Appena la primavera arriva.
Ma per oggi torno a casa. Un portone sbatte con violenza ed io torno a casa.

Lettizzetto al maschile non mi lusinga, che lei mi fa ridere manco pelcazzo.

Teorizzato da: PabloOffline a 14:34 | link | commenti (6) |

venerdì, 20 gennaio 2006
Al Paese: Trittico 2/3 

Secondo ripescaggio nella produzione d'antan.....

Il Cuore Nero (2002)

…….….C’è un percorso che mia nonna fa ogni giorno da 40 anni, per raggiungere la Cattedrale da casa sua, per andare a Messa, 100 metri lungo via Armando Diaz, passaggio di fronte a Piazza Garibaldi e di fronte alla sede della Banca, su altri 50 metri fino a Piazza del Teatro, dove c’è l’imponente costruzione di origine democristiana da 30 anni in costruzione, poi svolta a destra, sotto la severa e spettrale mole della Chiesa di S. Francesco, ed infine a sinistra, giù per Corso Vittorio Emanuele per altri 100m……..e lì c’è tutto quello che le serve.

Da 40 anni. Mia nonna non ha visto il mondo: è il mondo che è venuto a visitarla.

Mi ha raccontato per anni le storie dell’occupazione tedesca nella II Guerra Mondiale, mi ha indicato una per una le tracce dei bombardamenti del ’44, quando erano a mietere il grano vicino al Saline e si salvarono dalle bombe che colpirono il centro, ed i posti dove dovevano lavare le divise dell’esercito tedesco. Mi ha ricostruito la storia di tutte le principali famiglie del Paese, di chi è arrivato prima e chi dopo, del giorno in cui i carrarmati americani si fermarono sotto la Cattedrale e 5000 sfollati pescaresi vennero ospitati dalle famiglie del Paese perché la città era stata rasa al suolo dagli americani….e mi ha fatto vedere le foto, qualcuno è riconoscibile anche oggi, lo vedi sorseggiare una grappa al Caffè Centrale mentre guarda giocare al biliardo. Io sono impregnato letteralmente al midollo di tutto questo. La mia maestra delle elementari, campanilista convinta, ci fece imparare alla perfezione tutta la storia “millenaria”, il nome delle contrade, delle fattorie, delle masserie della Val Tavo.
Quando durante la festa dell’Uva, le stradine di solito deserte e spettrali d’inverno si riempiono di una folla vociante, lo puoi sentire  pulsare, il cuore nero del Paese, il compiacimento di vedere tutto intorno gente che “riconosci”, che sei in grado di identificare e classificare a prescindere dal fatto tu la conosca effettivamente o meno (anzi di solito il paesano si rivela poi sempre la personalità che non ti aspetti); lo puoi percepire, il “calore” di una comunità che ti accetta e ti integra per il semplice fatto che SEI lì, che parli con il loro stesso accento e sai le loro stesse cose. E questo è un senso dell’appartenere potente, di cui tutti sentono il bisogno e da cui in pochi riescono veramente a liberarsi.

Quando a fine Gennaio come sempre arriva “la neve dal mare” e le nubi nere si addensano sopra la Cattedrale, la neve comincia a cadere a raffiche spinta dal gelido vento di Est e ricopre tutti i palazzi, il Paese sembra farsi piccolo piccolo, e chiudersi a guscio in sé stesso. Scompare all’orizzonte il mare, scompaiono le montagne, rimane solo il Paese e tutt’intorno il nulla e sembra, e bisogna esserci per capirlo, che al Paese nulla importi e nulla interessi perché lui basta a sé stesso. Le distanze si riducono al minimo, i rumori si attutiscono, il percorso di mia nonna sembra estendersi a fagocitare il mondo intero e in quei momenti di straordinaria sensibilità poetica che poche volte capitano, ti sembra quasi che il Paese sia un’entità viva a sé stante e ti voglia tenere con sé, nel suo cuore nero.

Teorizzato da: PabloOffline a 17:35 | link | commenti (9) |

mercoledì, 18 gennaio 2006
Al Paese: Trittico 2001 - 2002 1/3 

Sto rientrando in isteria precongressuale. Questo implica ricominciare a latitare e trascurare questo spazio. Siccome stavolta non mi va, non posso che recuperare un pò di vecchia minestra riscaldata che apparteneva agli anni preblog e che scrivevo soltanto alla mia bella. Alla mia bella poi sti scritti davano noia, da metropolitana vitaintensa e noncivedo più dalla fame. Anche quì è difficile che possano riscuotere molto consenso .... ma alla fine io sono "uommo de paese" e radicalchic o meno, e vita cosmopolita e frizzi e lazzi e questo è il mondo che sto vivendo o meno, il Paese va rispettato, perchè al Paese torno. Sempre.

La fine del Viaggio (2002)

Viaggiando lungo le strade, di qualsiasi paese, continente, regione, ogni tanto credo ci si imbatta sempre in qualche capolinea, il posto in cui si sente che in qualche modo il viaggio finisce lì, perché lì si sono fermate, arenate fossilizzate le esistenze di tanti. Il capolinea delle speranze, delle aspettative, delle energie.

IL capolinea, appunto.

Tutti facciamo un viaggio, prima o poi. Anche chi non è mai partito perdavvero, ha provato a vedere più lontano in una qualche fase nebulosa della propria brevelunga vita, in cui non era chiaro il presente, gli obiettivi, non si è fortunosamente chiari a sé stessi, ma perché non se ne sente affatto la necessità, in cui si STA nel presente e basta, e si vive, proprio dove ci hanno messi e si prendono le cose come stanno, perché sono così lì, che è anche altrove e l’universo tutto.

E un giorno si scopre che il viaggio è finito e l’universo è piccolo e stretto è il capolinea e non c’è più niente tranne specchiarsi nel capolinea degli altri senza trovare che un fosso più profondo.

Nello sguardo. Lo sguardo pacato, dolcemente disperante, aspramente cinico o semplicemente spento. Il materiale umano, la gente, le PERSONE che respirano lente e meditabonde l’aria del capolinea. Quando il viaggio finisce trovi tanti ad aspettarti……niente di vicino e di comune se non la consapevolezza dell’illusione rotta che il mondo sarebbe stato meno cattivo. O comunque meno arido.

L’aria del capolinea……, questo inverno freddo e lungo non è stato come gli altri e lo so, lo sanno tutti anche quelli che non vogliono guardare.

La luce dei lampioni. La luce arancione nell’aria fredda……ci guardo dentro e ci vedo come in una palla di cristallo tutti i treni che si son fermati tutt’intorno con una mesta empatia……e mi sembra sia giusto e doveroso raccogliere la spazzatura emotiva, qui, al capolinea.

Vedo i minuti colare lenti, nella piccola stanza nel casone in campagna di mio cugino. L’orologio che batte un tempo raccolto ed arido nella luce livida di un pomeriggio d’inverno. Il rumore pigro della ventolina del computer con su le immagini del treno che si è fermato, della Spagna abbandonata per forza e per onore in cambio di un mucchio di niente in faccia dell’Italia peggiore. Noto il suo sommesso leggere Borges in una raccolta ed amara dignità di chi sa di averci provato sul serio.

L’immagine nel lampione cambia. Sale il fumo denso e grasso del bar con la porta di alluminio, con la grappa scadente aperta a metà in fondo a destra sul bancone macchiato. Emanuele grande rosso e grosso al tavolino impegnato a ricordarsi le carte a tressette, il vincitore delle olimpiadi di matematica alle medie riversa la sua vecchia abilità sul numero di amari ingurgitati che non lo sa più quanti e su ore di occhi rossi e testa inchiodata alle carte. Emanuele ha lo sguardo beffardo di chi ha smesso di crederci molto prima di te e ne orgoglioso. Tutto tempo guadagnato, non vedi……sì voi con l’università, si attività sociali, si pace nel mondo……se vi smuovevate prima le vedevate prima, le carte.

Affianco il futuro medico condotto del centro storico, a singhiozzo mio migliore amico……imbolsito, corpulento ed incattivito, dopo aver buttato con cinica convinzione abilità impressionanti nella fisica per “il camino sempre acceso quando la sera tornerò a casa”. Adesso è troppo impegnato ad imporre il proprio rispetto alla folla che un giorno saranno suoi mutuati, ridendo più forte degli altri ed inventando sciocche battute su chi gli capita attiro.

In mezzo alle cicche di sigaretta ed ai fondi di bicchiere macchiati di liquore si intravede la porta del cesso semiaperta con la luce malata e giallognola che filtra e trasforma i videogiochi giùinfondo in sentinelle a guardia dell’Averno…ma la sfera magica mi spinge dietro la porta, tra il vapore al sapore di piscio ed il lavandino che gocciola fino a raggiungere Robertino che si rulla tranquillo una canna appoggiato alle piastrelle bagnate……Robertino così timido e modesto che quando lo facevi ridere piangeva per l’emozione e regalò alla prof di religione una rosa ma poi per la vergogna scappò via e fece filone. Oramai ha perso il conto degli anni da cui non ci capisce un cazzo, strafatto a droga ed alcool……però se ne sta tranquillo, a modo suo, a parte quando lo fanno ubriacare per divertirsi a volte, e sanno essere cattivi quelli a volte e gli viene da piangere. Ma di solito ciondola tranquillo, e questa tranquillità comincio a capirla in maniera sinistra, a vedere gli altri che si prendono il caffè e magari gliene offrono uno ed a ridere delle battute non capite di discorsi presi a metà nell’aria greve del bar.

Ma il fumo si dissolve dentro la luce del lampione e la scena si sposta nella luce troppo fredda ed umida lungo lo stradone dalle parti del Campo Sportivo……l’ho visto anche l’altro giorno, la mattina in partenza per Roma, mentre con la tuta acetata violaeverde Antonio si faceva la sua passeggiata solitaria delle 8 di mattina. Mani dietro la schiena, schiena curva in avanti, nessun problema e tutti i problemi del mondo addosso a lui. Non mi è mai stato simpatico, Antò, in realtà non è mai stato simpatico a nessuno. Uno di quelli senza qualità, per dire, che ti faceva scappare le ragazze che fermavi per strada, che non proponeva mai niente, che non sapeva fare niente di speciale, che a tupertu non ci avevi mai parlato perché non avevi niente da dirgli, ma che stava sempre là attaccato a tutti, con le mani dietro la schiena e la testa bassa. Chissà se lo hai mai fatto il suo viaggio Antò, tempo fa. Prima che la depressione se l’ingoiasse e divorasse i suoi anni…migliori? Fa un po’ strano dire così, non posso dire che mi sia mai interessato più di tanto. Poi i ragazzetti hanno cominciato a fargli scherzi atroci e ha cominciato a non farsi più vedere per il Corso, ma a passeggiare solo in campagna. Il lampione ha esaurito l'incantesimo e tutto quello che manda è una luce spettrale e piccolapiccola su questo corso desolato, e non risponde.

Accettatissimi commenti del tipo: "Com'è migliorata la tua scrittura da allora ad oggi" .

Teorizzato da: PabloOffline a 15:03 | link | commenti (4) |

venerdì, 13 gennaio 2006
E’ Di Nuovo Mattino in America 

2 o 3 cose che sicuramente vi sfuggono su “Donald” Reagan …. (Nano docet)

“E’ Di Nuovo Mattino in America” fu lo slogan della campagna post – elettorale del 1980 con cui Reagan autocelebrava la sua vittoria. Tra le prime penetranti iniziative del “graaande statista” ci fu l’abolizione dei limiti di velocità sulle autostrade americane (meno velocità = meno consumi) e la cancellazione degli incentivi all’acquisto di auto a consumo ridotto (il ritorno degli elefanti).

L’atto più simbolico e pregno dei primi cento giorni di amministrazione fu sicuramente lo smantellamento dei pannelli solari – scalda acqua fatti installare dall’amministrazione Carter sul tetto della Casa Bianca. La crisi politica che aveva portato al secondo shock petrolifero del 1979 era finita. Il petrolio c’era di nuovo. Per sempre. Già, una nuova mattina.

Carter sarà stato un presidente tetro e moscio, ma era acutamente consapevole del problema energetico e dei limiti e dei rischi dell’ideologia dello sviluppo a tempo indefinito dell’economia americana … la sua Amministrazione fece dei piccoli ma significativi passi verso la sensibilizzazione dello società al risparmio energetico … c’era una struttura di fondo nella politica economica, un’idea complicata ed ambiziosissima (al periodo appartengono anche i più accreditati studi NASA per le “colonie spaziali”), una visione coerente.

E, sorprendentemente, in aperto contrasto con l’immodificabile visione di un’American way of life arrogante e dissipativa, fiorì un sorprendente movimento culturale favorevole al risparmio ed all’austerity …. Poi, fu mattino. Nei confronti elettorali non ci fu battaglia: Carter offriva competenza, responsabilità, lacrime e sangue, Reagan un sorriso facile, battute a raffica, un’aristocratica e demenziale ignoranza, e soprattutto, un funereo ottimismo. Chi poteva prevalere?

Tra le tante, la ricerca sull’energia fotovoltaica subì un arresto spaventoso e di fatto fu cancellata per almeno 10 anni… la soluzione scelta fu trivellare, trivellare, trivellare, qualcosa ne verrà fuori … ed infatti, con il suo impareggiabile culo, al 1979 – 80 corrispondono le (ultime) significative scoperte di giacimenti giganti, nel Mare del Nord ed in Russia. Pare che, probabilmente già mezzo arteriosclerotico, Ronnie non fosse in grado di capire razionalmente il concetto della limitatezza delle risorse…per lui (ma anche per MOLTI altri) le materie prime erano cose vili, di infima importanza …l’economia poteva funzionare e fare a meno delle risorse naturali. Era mattino…

Adesso che è pomeriggio inoltrato, chi glielo presenta il conto al rincoglionito ed alla sua cricca?

Teorizzato da: PabloOffline a 13:36 | link | commenti (7) |

mercoledì, 11 gennaio 2006
Sharing Roots - Antropologia dell'Arrosticino 

In attesa di decidere se pubblicare o meno un post molto "intenso", è finalmente tempo di rivendersi aggressivamente le proprie radici culturali, fornendo lumi a chi mai si accostò (male gliene colse) ai terribili segreti di queste terre dimenticate in riva al mare Illirico....
Asetticamente parlando, l'Arrosticino è uno spiedino di carne di pecora, lungo circa 10cm e spesso 1, cotto alla brace in speciali fornacelle (see photo) e salato in tempo reale ... il suo consumo è ampiamente diffuso in tutto l'Aprutium sannitico, ed è possibile gustarlo eventualmente nella sua versione export in alcuni locali di Roma o Milano ... altrove risulta molto difficile trovarne un equivalente. Dai tempi preromani la sua presenza nell'alimentazione locale rispose ad una capillare diffusione dell'allevamento ovino (molto meno esigente di quello bovino) in campagne poco produttive ... essendo la carne di pecora, perquanto saporitissima,  piuttosto dura e scarsamente digeribile, la struttura a spiedino assolse la funzione di stoccaggio e conservazione. Poi la praticità del consumo ed il mantenimento di condizioni pastorali fino alla seconda metà del XXsec. hanno favorito la preservazione di questa tradizione alimentare, elevata a caratteristica culturale chiave del territorio abruzzese. Fin quì l'Accademia.
A valore aggiunto, si consideri che all'interno di questa vasta regione, la stretta valle a cavallo dei fiumi Fino e Tavo nell'Aprutium Citerior nel suo tratto terminale precostiero, può essere a buon diritto considerata il Centro Mondiale nell'Arte della produzione e della Cottura dell'Arrosticino.
Bisogna infatti considerare che la Preparazione dell'Arrosticino segue un vero e proprio Rituale che assolve la funzione nelle comunità locali del passaggio tra l'infanzia e l'età adulta e la preparazione per più importanti responsabilità. E' interessante infatti notare come la preparazione della carne, della brace, la Cottura ed il Salaggio, siano SEMPRE svolte dal maschio dominante della comunità, che eventualmente invita alcuni apprendisti ad eseguire operazioni secondarie. Il P., noto antropologo alimentare, suggerisce in una sua dotta disquisizione che tale rito rappresenti la Sublimazione relativa alla civiltà pastorale del "Ritorno a Casa dalla Femmina con Preda" del Maschio nella civiltà di cacciatori - raccoglitori nel periodo sannita. Non di rado è infatti possibile osservare come l'offerta dell'Arrosticino alla Femmina non sia scevra di connotazioni seduttive.
A tal merito, si immagini il tipico Maschio Dominante Abruzzese in una sera d'estate, preso solennemente nella Cottura dell'Arrosticino, all'interno di un fresco uliveto, con le cicale che friniscono e l'odore penetrante della carne arrosto nell'aria. Egli è di prammatica a petto nudo, con un bicchiere di vino rosso in mano, lo sguardo fiero verso l'orizzonte. A lato, le donne, abbronzate e fresche di mare, aspettano docili e profumate la distribuzione ufficiale della Carne. Un cane abbaia in lontananza.
Ah. Dopo mi chiedete perchè sono contro la modernità.

Teorizzato da: PabloOffline a 13:47 | link | commenti (6) |

domenica, 08 gennaio 2006
Eziologia della "Barba dei Tre Giorni" 

Tipologia umana da sventramento lento che ci ossessiona da ogni dove da almeno 20 anni....ultima offesa ricevuta guardando quella sciocca ed antipatica pubblicità di un qualche autoveicolo pseudochic in cui il tipo biondo slavato, finto spettinato e con la agghiacciante "Barba dei Tre Giorni" è sulla porta di una tipa pretenziosamente bella ma in realtà dai lineamenti rozzi e le dice che con 17000  euri in pratica se l'è comprata, visto che macchina = fica ... poi l'espressione disinvolto trash che fa lui alla fine .... mamma un incubo patinato di 35 secondi.
Ma in sostanza ... quando il virus di questa sottospecie di maschio ha cominciato a circolare nell'immaginario culturale degli italioti e lì è rimasto persistente, invasivo, refrattario ad ogni contaminazione ingentilente .... indaghiamo.
Lo stile biondo slavato, finto disordinato e un pò fetente che "così piace alla femmina" deriva dritto dritto dal repertorio surfistico iuessei anni '70 ... insomma il genitore rinnegato rimane il "Mercoledì da Leoni", ma la barba...lì non c'era ... tutti sbarbatelli wasp con reminescenze naziste...da dove diavolo è spountata fuori la Barba dei Tre Giorni e come si è innestata su questo sottotipo base? Sospetti forti cadono su Massimo Ciavarro, che nei primi eighities contaminò questa figura con una buona dose di zingaritudine e cialtronaggine Lido di Ostia, ma il buon Ciavarro impersonificava il bravo ragazzo, si allontanava dalla figura sciupafemmine che è invece il risultato odierno dell'evoluzione mediatica ... e soprattutto la sua barba non superava mai il limite del Giorno, Giorno e 1/2!!!
Scava scava, approndisci e studia, credo di avere trovato la mutazione fondamentale che ha creato il sottogenere: si tratta del fondamentalissimo film, momento cruciale di passaggio dell'edonismo craxiano anni '80. Si  tratta di "Windsurf - Il vento nelle mani" (1984) epopea delle onde a Rapallo con Rosita Celentano e Pierre Cosso. In quest'uomo ravvisiamo tutte le caratteristiche del "Barba dei Tre Giorni": Spettinato, zingaro, un ribelle molto vicino al mentecatto, che riesce a conquistare grazie agli status simbol archetipi del capitalismo avanzato (gite in barca, sciampi schiarenti) la sciantosa di turno.....a suo tempo quel film cambiò il mio candido animo da fanciullo....mi sembrò bellissimo e monumentale, con quei colori artefattissimi e la fotografia da spot canale5 anni80, lei rappresentava la strafica pazzesca, la bellezza raggiungibile ed acquistabile, tant'è che ancora adesso quel tipo di bruttezza mi conturba ed arrapa assai. Ma soprattutto. Guardategli la Barba. E' perfetta. L'ho stanato.
Se tornate nel passato, è lui che dovete uccidere per eliminare tutti i "Barba dei Tre Giorni" che ci perseguitano oggi.
Si gradiscono comunicazioni degli avvistamenti di tale sottogenere di maschio ovunque lo becchiate.

Teorizzato da: PabloOffline a 15:00 | link | commenti (7) |

martedì, 03 gennaio 2006
Soddisfazioni: Alda Merini abbatte Mollica 

Capodanno. Nel suo insopportabile e leccaculo minispazio sul TG1, Vincenzo Mollica intervista una vecchia, di cui mi sembra di avere un vago ricordo, ma di cui non conosco il nome .... dice che è na è poetessa. Mah.
Le domande sono quelle standard mollichiane, sia che intervisti Gattuso o il Cardinale Ruini ...a metà strada tra la monnezza televisiva standard ed il pompino mediatico, "perchè io faccio servizi solo su quello che mi piace".... e che a me di solito fa cagare, per l'appunto.
Eppure, eppure, a domande ributtanti tipo: "Qual'è il suo rapporto con la festività del Natale, e che consigli da agli italiani", si vede che la vecchia ci riflette, pondera le risposte, e tira fuori parole, concetti, che non sono la risposta monnezza standard ... "Mah, tutto questo" (indicando anche il contesto presente, con le telecamere ed il resto), "mi da una profonda amarezza, un sincero disgusto, l'idea di questa gozzoviglia rituale, inutile ed autodistruttiva, annienta periodicamente la mia fiducia nell'Uomo" ... questa anziana signora mi comincia a piacere. Anche perchè Mollica è in angoscia.
Mollica: (a corto di parole) "....Va bene, ma.... quale speranza intravede per il futuro, quale messaggio per gli ascoltatori"
Vecchia: (dopo averci riflettuto sul serio) "Non vedo proprio niente in cui sperare. Niente."
Mollica sta FINALMENTE zitto, non ridacchia "sornione", l'intervista si chiude.
Mia madre dalla cucina mi chiede: "Ma chi è sso uccello del malaugurio??".
P.(entusiasta)  "Non lo so, ma è una colle palle!!"
Poi ho scoperto che la grande vecchia era Alda Merini, a quanto pare una delle grandi starlette della poesia del XX secolo.
Il mio cervello non ha gli enzimi giusti per digerire la poesia, refrattarietà genetica, però la faccia di Mollica è stata una ricompensa sufficiente...

Non trovate le caricature paperinesche leccacule e ributtanti? Per me sono la quintessenza dell'abominio.

Teorizzato da: PabloOffline a 12:59 | link | commenti (13) |